Ossigenoterapia

A cura dell’A.I.LAM – ONLUS (Associazione Italiana Linfangioleiomiomatosi) in collaborazione con la Dott.ssa AnnaMaria Miorelli specialista in Pneumologia, Dirigente Medico dell’ U. O. di Fisiopatologia Respiratoria del Presidio Ospedaliero di Arco (TN).


Il nostro organismo necessita di ossigeno per poter svolgere le proprie funzioni vitali; infatti rappresenta il carburante per i nostri organi come il cervello, i muscoli, l’apparato digerente, il cuore…
Quando c’è una carenza di ossigeno, nel nostro organismo c’è un malfunzionamento e quindi uno stato di insufficienza respiratoria. In questo caso si interviene somministrando ossigeno dall’esterno (ossigenoterapia).
Per ossigenoterapia si intende la somministrazione di ossigeno, secondo modalità e flussi tali da riportare la pressione parziale di ossigeno nel sangue arterioso (PaO2) a valori più prossimi alla norma.
L’ossigeno è un “gas medicale” - cioè terapeutico - e come tutti i farmaci deve essere prescritto da un medico, in seguito ad un esame specifico che si chiama emogasanalisi arteriosa. L’emogasanalisi consiste in un prelievo di sangue arterioso, che viene analizzato in un apparecchio specifico per la determinazione precisa sia del valore dell’ossigeno (PaO2) che dell’anidride carbonica (PaCO2).
Un altro sistema, ma indiretto, per avere un’ idea dello stato di ossigenazione, è la misura della saturazione ossiemoglobinica mediante un apparecchio chiamato pulsossimetro o saturimetro, da collocare ad un dito della mano. L’ossimetria ha vari limiti in quanto non è precisa quanto l’emogasanalisi arteriosa. In alcuni casi può fornire valori non affidabili poiché influenzati da fattori che ne inficiano l’attendibilità (cute fredda, vasocostrizione periferica, anemia, aritmia cardiaca, ecc.). Inoltre il pulsossimetro non indica il valore della PaCO2.
Una volta stabilito che è necessaria l’ossigenoterapia, è il medico che deve prescrivere il flusso di ossigeno da assumere ed il numero di ore di terapia.
L'ossigenoterapia è utilizzata, sia in situazioni cliniche acute - ove risulta un vero e proprio salva vita - che in situazioni croniche, in cui vi sia una cronica riduzione di ossigeno nel sangue. In questi casi si parla di ossigenoterapia a lungo termine.
La somministrazione può avvenire mediante l’utilizzo di diversi accessori. Le cannule nasali rappresentano il sistema di somministrazione attualmente più diffuso e meglio tollerato dai pazienti. Il vantaggio consiste nel permettere al paziente di parlare e di mangiare; lo svantaggio consiste in un mal posizionamento, specie durante il sonno, ed in una minore efficacia in caso di respirazione orale.
Per flussi inferiori o uguali a 3 litri al minuto non è indispensabile l'umidificazione.


BENEFICI DELL’OSSIGENOTERAPIA

L’ossigenoterapia se effettuata rispettando la prescrizione fatta dal medico riguardo al flusso ed alle ore di terapia (che nella maggior parte dei casi è oltre le 18 ore sulle 24), porta a degli indubbi benefici:
- miglioramento delle funzioni neuropsichiche con riduzione dell’ansia e della depressione legate alla patologia di base;
- miglioramento della tolleranza allo sforzo da parte del paziente;
- allungamento della sopravvivenza;
- miglioramento della qualità di vita.


RISCHI DELL'OSSIGENOTERAPIA

È molto importante effettuare l’ossigenoterapia al flusso stabilito dal medico, né più né meno.
L’obiettivo del trattamento è di mantenere l’ossigeno ad un livello di saturazione che risponda al fabbisogno dell’organismo:
- un’eccessiva quantità di ossigeno può provocare una ritenzione di anidride carbonica (CO2) cui segue un rallentamento della respirazione. I primi sintomi sono sonnolenza e difficoltà a restare svegli, sino a progredire nel coma ipercapnico.
- troppo poco ossigeno non corregge la carenza di ossigeno a livello degli organi causando affaticamento generale, irregolarità cardiaca, dimagrimento, inappetenza e depressione.
- troppo ossigeno durante il sonno, può causare mal di testa al risveglio.


L’OSSIGENOTERAPIA DI NOTTE

Durante il sonno, la respirazione rallenta. Spesso si pensa che quando si dorme serva meno ossigeno perché non si fa attività, invece con il rallentamento della respirazione tipico del sonno, serve l’ossigeno come da svegli. I soggetti che presentano una bassa saturazione di ossigeno da svegli, in genere hanno questo problema anche quando dormono. In alcuni casi, i soggetti che non hanno bisogno di ossigeno quando sono svegli, lo devono assumere mentre dormono.



CONSERVAZIONE DELL'OSSIGENO

L’ossigenoterapia a lungo termine può essere effettuata mediante:
- somministrazione di ossigeno liquido (vedi foto n. 1);
- somministrazione di ossigeno gassoso (vedi foto n. 2);
- utilizzo di un concentratore di ossigeno (vedi foto n. 3 e 4).


CONTENITORE DI OSSIGENO LIQUIDO
E’ costituito da due unità:

- contenitore madre o “riserva”: contenitore di capacità variabile da 20 a 44 litri che eroga un flusso costante di ossigeno e permette il riempimento dell’unità portatile;
- contenitore portatile: contenitore di capacità variabile (da 0,5 a 1,2 litri) facilmente trasportabile a spalla o su un apposito carrellino e che permette al paziente di muoversi liberamente; tale contenitore può essere ricaricato direttamente dal paziente in modo semplice e sicuro.

L’ossigenoterapia effettuata mediante ossigeno liquido presenta due vantaggi:
- permette di stoccare una grande quantità di ossigeno (quasi dieci volte superiore rispetto a quello gassoso), dando al paziente una maggiore autonomia.
- l’unità portatile facilita al paziente la deambulazione e gli permette di allontanarsi dal proprio domicilio, pur continuando ad effettuare la terapia.
Lo svantaggio è che se non utilizzati, sia il contenitore madre che il portatile si esauriscono.


CONTENITORE DI OSSIGENO GASSOSO O COMPRESSO
Il gas è compresso dentro la bombola ad elevata pressione. E’ utile solo per terapie non a lungo termine, infatti una bombola di grandi dimensioni ha una durata limitata, in base al flusso utilizzato, di pochi giorni.

Lo svantaggio consiste nell'approvvigionamento e nell'impossibilità di svolgere l’attività extradomestica.


CONCENTRATORE DI OSSIGENO
Il concentratore è un’apparecchiatura elettromedicale che “concentra” l’ossigeno che si trova nell’aria e lo fornisce al paziente al flusso indicato. Questo strumento è il sistema più facile da usare per l’ossigenoterapia, permette di avere sempre l’ossigeno disponibile in casa senza problemi di rifornimento. Gli inconvenienti del concentratore sono la rumorosità e la limitazione di movimento in quanto dipendente dalla continuità elettrica. E’ prudenziale associare all’uso del concentratore una bombola di ossigeno gassoso reperibile in farmacia per far fronte ad una mancanza di energia elettrica. Il concentratore va collocato in un punto della casa in cui c’è una buona circolazione d’aria, lontano da mobili e pareti. Non necessita di rifornimento ma solo di manutenzione periodica per sostituzione dei filtri e revisione dei setacci molecolari.



VIAGGIARE CON L’OSSIGENO

-Attenzione! In Italia esistono diverse ditte distributrici di ossigeno liquido. Ogni ditta usa un modello di contenitore di ossigeno diverso da quello di altre ditte, che risulta essere non compatibile con gli altri per quel che riguarda il riempimento dell’unità portatile, in quanto i raccordi sono diversi. Quindi non dare per scontato di poter ricaricare il proprio portatile in tutti gli ospedali: potrebbero avere il raccordo diverso o non avere l’ossigeno liquido.
- È sicuro viaggiare con l’ossigeno, ma i diversi mezzi di trasporto hanno regole diverse relative all’uso; di norma è meglio contattare l’azienda interessata (aeroporto, nave, treno, autobus) per avere informazioni sui regolamenti, prima di affrontare un viaggio; la ditta che vi fornisce l’ossigeno può essere di grande aiuto per avere informazioni riguardo i viaggi.
- Attenzione! L’altitudine, sopra i 1000 metri, influisce sul valore dell’ossigeno;
- Accertarsi di avere ossigeno a sufficienza in caso di emergenze o ritardi;
- Portate con voi i numeri del vostro medico e del fornitore di ossigeno; non si può mai sapere che ne abbiate bisogno.
- Avvisando con anticipo la ditta fornitrice, si può dare disposizioni di consegnare il contenitore madre di ossigeno in una abitazione diversa dalla solita, anche per pochi giorni (esempio: soggiorno in albergo per una settimana).
- Il paziente in ossigenoterapia a lungo termine, per sicurezza sua ed altrui, deve guidare utilizzando il dispositivo portatile collocato in modo idoneo, cioè in posizione verticale sospeso ad un poggiatesta od agganciato con una cintura ad uno schienale. L’abitacolo deve essere aerato mediante apertura di un finestrino e non si deve fumare.
- E’ consigliato mandare una dichiarazione sull’uso dell’ossigeno alla propria compagnia di assicurazione automobile/incendio (di seguito un facsimile di comunicazione):

Egregio Direttore,

La informo che le mie condizioni di salute necessitano di una terapia prolungata mediante ossigeno.
Tale trattamento comporta l’uso dello stesso 24 ore al giorno, quindi anche quando sono in macchina.
Mi può succedere di guidare con l’ossigeno (questo uso è strettamente terapeutico ed è compatibile con la guida) e di trasportare un serbatoio di ossigeno liquido.
La prego di farmi sapere se è necessario sottoscrivere una garanzia complementare per essere coperto a questo riguardo o se , come la maggior parte delle altre compagnie, anche la sua società accetta di coprire tale rischio senza aumentare il premio
Distinti saluti



FORNITURA DI OSSIGENO

Attualmente esistono due modalità di fornitura: una tramite il canale della farmacia e l’altra tramite la fornitura diretta dall’ASL.
Non tutte le regioni italiane possiedono delle normative ben precise a tal riguardo. Ove non siano presenti normative, la modalità di fornitura avviene tramite la farmacia, nelle regioni che invece possiedono normative in merito, la fornitura dell’ossigeno a lungo termine è diretta dall’ASL.
-Tramite il canale delle farmacie: il paziente candidato all’ossigenoterapia a lungo termine, in seguito alla visita specialistica pneumologica, si reca presso la ASL di appartenenza per l’autorizzazione della somministrazione di ossigeno e successivamente dal medico di base per fare redigere periodicamente la ricetta medica da esibire in farmacia. Il farmacista - una volta scelta la ditta fornitrice dell’ossigeno medicale - si attiva per fare pervenire attraverso la ditta fornitrice, il farmaco direttamente al domicilio del malato.
-Tramite la fornitura diretta dall’ASL: l’ASL di appartenenza del malato gestisce direttamente la fornitura dell’ossigeno al domicilio.
La Commissione Unica per il farmaco nel 1994, in riferimento specifico all’ossigenoterapia domiciliare, prevedeva che le regioni adottassero misure idonee ad assicurare la diretta distribuzione dell’ossigeno da parte delle strutture pubbliche agli assistiti del Servizio Sanitario Nazionale e solo in caso di impossibilità tramite le farmacie aperte al pubblico, agevolando maggiormente gli ammalati che così non si vedono costretti a complessi ostacoli burocratici.



LA SICUREZZA DELL’OSSIGENOTERAPIA

L’ossigeno non brucia (è infatti un comburente, non un combustibile) ma accelera notevolmente la combustione di materiale infiammabile quindi le norme elementari di sicurezza e di buon uso sono:
1. non fumare e non permettere che altri lo facciano in casa di un malato in ossigenoterapia;
2. togliere dall’ambiente in cui si utilizza l’ossigeno ogni tipo di combustibile esempio alcol, acetone….. Tuttavia sono combustibili anche altre sostanze volatili e tutte le sostanze grasse, comprese le pomate specie se applicate alle narici, ove appunto giunge l’ossigeno;
3. tenere a debita distanza dal contenitore di ossigeno liquido - specie durante il rabbocco del portatile - ogni fonte di energia, per esempio la stufa in funzione, la fiamma del camino, l’asciugacapelli, gli accendini;
4. Olii e grassi prendono fuoco facilmente e bruciano rapidamente in presenza di una concentrazione di ossigeno elevata,quindi non lubrificare mai, per nessuna ragione, le apparecchiature destinate a contenere ossigeno, non usare mai spray ad aerosol nelle vicinanze dell'apparecchiatura;
5. mantenere ben ventilati i locali dove vengono lasciati i contenitori; mantenere sempre i contenitori in posizione verticale;
6. l’ossigeno liquido è estremamente freddo (-183°C), al fine di evitare qualsiasi ustione, non toccare mai le parti brinate o fredde ed evitare la fuoriuscita e il contatto col liquido mantenendo sempre il contenitore in posizione verticale;
7. evitare perdite inutili di ossigeno, il portatile deve essere utilizzato finché sarà vuoto, perché altrimenti evapora;
8. prima del rabbocco dell’unità portatile eliminare con un panno di cotone ogni traccia di umidità sia nel raccordo della base sia in quello del portatile, perché l’umidità provoca la formazione di brina sul raccordo e può causare una fuga di ossigeno;
9. durante gli spostamenti, l’unità portatile deve essere sufficientemente aerata, è quindi importante non collocarla sotto indumenti né in una borsa chiusa;
10. in caso di rovesciamento dei contenitori si avrà una fuoriuscita di ossigeno gassoso e liquido. Se ciò si verificasse, ventilare opportunamente il locale e rimettere il contenitore in posizione verticale.