Seminario: “Attualità in ambito di Linfangioleiomiomatosi”

Università degli Studi di Milano
Dipartimento di Medicina, Chirurgia e Odontoiatria (Polo San Paolo)
Aula Curie, 3° Piano Blocco C
Venerdì 10 dicembre 2010 ore 12:00

Dr. Mario Schiavina
Policlinico Sant' Orsola - Malpighi, Bologna

Ospite: S. Centanni e A. Gorio



“ATTUALITA’ IN AMBITO DI LINFANGIOLEIOMIOMATOSI”
DOTT. MARIO SCHIAVINA

La linfangioleiomiomatosi (LAM) è una malattia rara che colpisce prevalentemente giovani donne in età fertile. La prognosi è di 7-10 anni ed è una patologia letale ormono-dipendente. Le manifestazioni cliniche comprendono cisti polmonari, pneumotorace, chilotorace, linfangioma, angiomiolipoma renale, dispnea ed emottisi. Nel polmone delle pazienti affette da LAM si riscontrano noduli di cellule muscolari lisce anomale e cisti. Solo la TAC polmonare ad alta risoluzione permette di visualizzare le cisti caratteristiche di questa patologia, che presentano pareti sottili bilaterali con aspetto regolare (a differenza dell’istiocitosi). La diagnosi morfologica, eseguita con analisi immunoistochimica, è caratterizzata da positività ai seguenti marcatori: a-actina, desmina, HMB-45, MART-1, Ki-67, recettore degli estrogeni e recettore del progesterone. La diagnosi certa si ottiene tramite biopsia polmonare, che può essere effettuata per via trans bronchiale o per via toracotomica. Tuttavia in presenza delle maggiori manifestazioni cliniche è possibile evitare questo approccio così invasivo. La LAM si associa ad altre patologie, quali la sclerosi tuberosa (TSC), l’angiomiolipoma renale, il tumore a cellule chiare del polmone e l’iperplasia pneumocitaria (MMHP). La TSC è caratterizzata dall’insorgenza di tumori benigni, denominati amartomi, a livello di numerosi organi e tessuti. La LAM e la TSC hanno in comune la presenza di mutazioni a livello dei geni oncosoppressori TSC1 e TSC2 che possono causare la mancata formazione del complesso THC (tuberin-hamartin complex), con conseguente aumento della sintesi proteica e della proliferazione cellulare.

Dal momento che la LAM è una malattia ormono-dipendente, la strategia proposta dal Prof. Schiavina è l’inibizione estrogenica. Le indicazioni sono quindi la sospensione di assunzione dei farmaci estro-progestinici, evitare gravidanze e l’introduzione di una manipolazione ormonale. Per bloccare la progressione della malattia, è importante ridurre quanto più possibile il tempo tra il primo sintomo e la diagnosi e tra la diagnosi e l’inizio del trattamento.

Dal 1985 ad oggi il Prof Schiavina, presso l’Unità operativa di pneumologia del Policlinico Sant’Orsola-Malpighi di Bologna, ha seguito 71 pazienti LAM (età media 39 anni) con quadri di funzionalità polmonare diversa. Per queste pazienti l’intervallo di tempo tra il primo sintomo e la diagnosi è stato di 4 anni, mentre tra la diagnosi e il trattamento sono trascorsi 6 mesi. Il follow-up medio è di 10 anni. In base al quadro diagnosticato, la soppressione ormonale può essere effettuata in diversi modi: tramite analogo del GnRH, ovarectomia, soppressione estrogeni extraovarici e letrozolo (inibitore dell’aromatasi). Il tamoxifene ed il progesterone non vengono più utilizzati, in quanto il primo blocca solo parzialmente la produzione degli estrogeni, mentre il progesterone causa meningiomi cerebrali. La risposta al trattamento e la sopravvivenza sono strettamente correlate al valore di FEV1, in particolare, al diminuire della percentuale di FEV1, diminuisce la sopravvivenza. I decessi sopravvenuti dopo l’inizio della terapia sono legati alla degenerazione polmonare già avanzata al momento della diagnosi. La soppressione ormonale precoce garantisce l’arresto della malattia e la sopravvivenza. Infatti, seppur non si assista mai ad una regressione delle cisti, i noduli polmonari scompaiono e si ha una riduzione dei linfangiomi retroperitoneali e degli angiomiolipomi renali.